Verso la tecnologia della conoscenza: è lì che portiamo la vostra azienda. Utilizziamo la Rete per fornire soluzioni integrate, complete, personali.
Ma questo sarebbe ancora poco, senza la profonda conoscenza dei processi aziendali, delle sue logiche e dei suoi elementi costitutivi. Senza l'intelligente e costante supporto di chi ha competenze e familiarità con l'impresa.
Senza il supporto e la consulenza, delle persone che accompagnano l'azienda in ogni fase del progetto: dall'analisi iniziale, alla scelta della soluzione più adatta, fino allo sviluppo, al test e al rilascio finale.
Quando richiedete un consulente, lo fate perchè avete bisogno di sentire il parere di uno specialista.
Una figura professionale che vi possa consigliare ed aiutare nel prendere delle decisioni.
E' importante che questa persona sia realemnte preparata in merito; ma è altrettanto importante che
sia il più possibile disinteressata; che abbia come primo obbiettivo quello di risolvere i vostri
problemi.
A volte un valido consulente non è facile da trovare.
E a proposito mi viene in mente una simpatica storiella:
In quella riunione negli Stati Uniti, nella sede della nostra "multi", eravamo rappresentati dal fior fiore dei nostri manager. Nella stanza entrò un sorridente gruppo di executive giapponesi, nostri possibili partner per una joint venture che era necessario chiudere quel giorno. Biglietto da visita di qua, biglietto da visita di la, inchini a ogni nice-to-meet-you, ci sentiamo (io, osservatore, in disparte, in una fila di sedie messe vicino alla parete, lontano dal tavolo principale, posto conosciuto come "shut up position"). Gli americani, con horror dei giapponesi, mettono i piedoni sul tavolo, e i nostri entusiasmati capo-manager iniziano con veemenza una presentazione piena di numeri eloquentissimi. Senza dubbio, era il migliore affare del mondo, e i giapponesi dovevano dire soltanto "yes".
Ma essi non hanno detto né yes né altre parole che noi potevamo capire, perché hanno cominciato a confabulare in giapponese. Ci hanno preso di sorpresa: i nostri manager sono rimasti senza sapere che pesci prendere e, nel dubbio, hanno deciso di iniziare a fare una serie di espressioni facciali, come quelle che fa la fidanzata di un ragazzo in uno di quei film tv di seconda serata, quando lui canta per lei una canzone romantica e interminabile. Guardando la scena e lo sconforto dei nostri artisti - che soprattutto, non capivano niente delle parole della canzone - ho iniziato a ricordarmi di dieci anni fa, in Italia, quando facevo parte di un gruppo di manager che rappresentavano le industrie del pomodoro, e tutti gli anni dovevamo discutere con gli agricoltori giapponesi il prezzo da pagare per il raccolto. Chi trasportava il nostro gruppo era il Beppe, un autista bruno meticcio, basso, guardingo, che se ne restava nel fondo della stanza, pulendo i denti con lo stecchino negli intervalli delle sue pennichelle.
Quando la discussione, come sempre, arrivava a un impasse, i nipponici iniziavano a parlare in giapponese e il nostro gruppo chiedeva il permesso di uscire dalla stanza per decidere quale sarebbe stata la nostra "offerta finale". A questo punto, arrivava Beppe e ci diceva " Per dieci loro chiudono". In verità, di tutti noi, Beppe era l'unico indispensabile alla riunione: lui parlava giapponese.
Non so quanto denaro, grazie a questa sua abilità idiomatica, Beppe ci ha aiutato a guardare, ma so che in quella joint venture abbiamo investito molto di più del necessario di cui avevano bisogno in quella joint venture, a giudicare dalla felicità dei giapponesi quando la riunione finì. Tutto quello che la nostra "multi" aveva a suo favore - conoscenza del mercato, strategia infallibile, tecnologia di punta, marketing fulminante - si è trasformato in fumo, perché nel nostro staff pieno di specialisti mancava un semplice e umile Beppe.
Tratto da Next, di Max Gehringer